Testa dentro, che manca pocoSabato pomeriggio



Deliziosamente quasi sola in casa aspetto che siano pronti i toast


Ho posato il Signor Antonio sul tavolo: crescerò a pane e violino


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Quello che penso e non sono stata capace di dire, l'ha espresso lui nel post del 21 marzo. Copio/incollo un pezzettino: "Mi pare infatti che in molti casi si cada nell'errore di usare il proprio weblog come una tribuna, non per approfondire e articolare, ma per ridicolizzare chi la pensa diversamente. Il che è facile: basta dire ad esempio "strepita" invece di "afferma", o "stupido" invece che "opinabile. O basta far finta che una lettura della realtà coincida con una verità rivelata. Basta non argomentare, insomma, e impedire agli altri di farlo (sublimi ad esempio i weblog grondanti di insulti che disattivano i commenti...)."

Grande.

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Liquido di seguito l'argomento; su questo blog non parlerò nè di guerra nè di politica. Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

(Giuseppe Ungaretti, Veglia, 1915)

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Caro Blogspot, sono quattro giorni che aspetto, te ne prego: ridammi l'archivio, é mio, lo rivoglio.
Nel frattempo: Kabalevsky - Concerto in do maggiore