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Mi pare di essere libera, libera di non amalgamarmi, di non scrivere, di non rispondere, di non esserci, di cantare fuori dal coro, di non capire, di amare, fare, ascoltare altra musica, altre note.
Mi sento leggera di libertà quando prendo l'autobus, quando cammino a piedi, quando esco la mattina troppo presto solo per vedere la luce delle sette e un quarto, quando godo sul "silenzio che c'è stanotte" .
Sfido la mia libertà nel momento in cui obbedisco a regole che non mi piacciono.
Rimbalzo nella libertà, afferro la mia libertà, soffoco di libertà.
Esagero nella libertà quando non rispondo al telefono, quando spengo il cellulare, quando rifiuto gli inviti, quando attraverso la strada.
Bacio per terra in libertà quando penso che alla mia età sarebbe normale desiderare cellulare mms, motorino, vestiti firmati, sabato sera in discoteca.
Sprofondo nella libertà quando evito di salutare i vecchi professori e i vecchi compagni e parlo invece con un immaginario uomo dei palloni.
Dubito della mia libertà quando l'orizzonte non mi piace e rimango imprigionata in un comodo fosso.
Annego nella libertà quando mi si lascia libera di decidere da sola.
Eppure, qualcuno potrebbe coinvincermi che resta prossimo il momento in cui la libertà si trasformerà in vuoto.