suona, suona che la mamma ha fatto gli gnocchiDifesa personale
Suono perché la mia strada è fatta di note, crome, di biscrome, di diesis e di bemolli.
Suono perché ogni mattina dal mio cervello parta l’impulso al braccio che solleva le coperte e alle gambe che appoggiano i piedi a terra.
Suono perché possa guardare tutti i giorni la mia faccia allo specchio.
Suono perché mi odio, suono perché mi amo. Suono per le parole che non dico, per le scenate che non faccio, per le urla che ho ingoiato.
Suono perché io sia un corpo di violino e archetto perché così mi piace vedermi.
Suono per le mattine gelide alla fermata, quando ogni sbadiglio è fumo bianco e le ragazze in jeans sciarpa di lana e stivali bassi si squadrano e mi squadrano.
Suono per i treni in partenza, per le false partenze, per le vite in ritardo, per i grazie in anticipo.
Suono per i panini mezzi vuoti al bar, che finiscono subito e hai ancora fame, per le macchine del caffè a scuola, per le macchine che non si fermano sulle strisce, per il controllore che mi chiede la tessera.
Suono perché ho tutto e vorrei una cosa sola, perché con la musica mi sento una cosa sola.
Suono perché non sono sola, per non perdermi di più, per piangere ma non troppo.
Suono perché è l’unico modo che conosco di esprimere le storie che vivo e che vedo e perché la musica mi fa sentire viva.
Suono per il toast davanti alla televisione, per le risposte sbagliate ai giochi a premi, per i tovaglioli sporchi di sugo, per la lampadina che si brucia quando vuoi iniziare un libro nuovo.
Suono per le attese notturne, come stanotte, suono perché non decollo mai veramente, i piedi sempre troppo per terra, quando la terra è sabbia, quando la sabbia è mobile.
Suono perché non decollo mai veramente, ma nemmeno voglio affondare,
Suono perché è la mia vita un periodo ipotetico, e a volte vorrei avesse i modi della certezza.
Suono perché non so mai se insistere o lasciar perdere ed è così facile sbagliare i tempi.
Suono perché non ho mai davvero scelto di farlo, nessun giorno segnato in rosso sul calendario, nessun evento particolare a illuminare il mediocre condurre i giorni, suono perché è una decisione mia.
Suono per la pila di videocassette, di fianco ai liquidi per le lenti a contatto, di fianco ai portapenne, vicino ai cd, di fronte a un’altra pila di libri, a sinistra della pila di spartiti e dei libri di solfeggio, sopra ancora le foto di Vienna del 99, sopra ancora gli articoli del corriere ritagliati, tutto sulla mia scrivania, un caos così, senza stelle danzanti in gradito omaggio.
Suono perché faccio fatica, come si fatica a scavare quando il terreno è duro, quando la pala bisogna spingerla con i piedi e la terra urlerebbe il suo dolore, se potesse.
Suono per chi ha paura delle note, suono perché non ho mai cambiato la vita di nessuno e so che le parole da sole non cambiano la vita di nessuno e non c’è nulla da aver paura.
Non c'é nulla da aver paura, nemmeno stanotte
Non c'é nulla da aver paura.
SuonoNel frattempo: Mozart - Divertimento K 136